SPEGNETE QUELLA CAZZO DI TV!! Censurato il dott. Montanari esperto di vaccini.

SPEGNETE QUELLA CAZZO DI TV! Ci hanno rubato il presente e ci stanno fottendo il futuro!

Re-Blog: http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2759-avvertimenti-per-chi-guardera-open-space.html

Post lunghissimo che nessuno è obbligato a leggere, ma se domenica qualcuno perderà il suo tempo a guardare Open Space su Italia 1 è bene che sappia come sono andate le cose.

Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: è tutta colpa mia.

L’avevo annunciato ieri: avevo accettato l’invito a partecipare alla trasmissione di Italia 1, e così ieri sera ero a Cologno Monzese negli studi di Mediaset dove era prevista la registrazione con una messa in onda programmata per domani, domenica sera.

Ammetto di aver accettato l’invito di malavoglia e di averlo fatto solo dietro le insistenze di mia moglie. Il fatto che due medici avessero rifiutato di andare, sicuramente per aver fiutato la trappola, e la lettura di un post pubblicato a cura del programma su Internet, un post che definire idiota è fargli un complimento, avrebbero dovuto consigliarmi un venerdì passato a Pesaro al microscopio. Invece…

A costo di essere lungo e di pretendere pazienza da parte di chi mi legge, iniziamo da capo.

Accettato con qualche tentennamento l’invito, parlo telefonicamente due volte per un totale di un’ora e mezza abbondante con le autrici del programma. A loro espongo chiaramente la mia posizione: ciò che io cerco non è nient’altro che avere finalmente chiarezza, una chiarezza negata sia dalle ingenuità dei non vaccinatori a prescindere sia dalle enormità caratteristiche dei vaccinatori ad oltranza, quelli che, o per denaro o per mantenere il loro posticino o per pura credulità sono disposti a dire o, a seconda della posizione, a credere qualunque cosa. Insomma, io non sto né di qua né di là. Il fatto di avere come interlocutore un personaggio, nell’occasione tale professoressa Susanna Esposito vaccinatrice di regime, mi avrebbe offerto la possibilità di avere finalmente risposta alle domande che io pongo da anni alle cosiddette autorità sanitarie senza avere risposta. Vero è che il personaggio Esposito, prima di allora a me ignoto, mi aveva fatto una pessima impressione quando la ascoltai pochi giorni fa nella registrazione di un programma di Radio 24, ma tant’è.

Le autrici mi assicurarono che quanto io chiedevo, cioè semplicemente fare domande per quella sospirata chiarezza, sarebbe stato accettato. Così partì da Cologno Monzese una serie di mail di domande alle quali risposi punto per punto senza pormi all’interno di una fazione. Poi, giovedì spedii la mail che segue e che prego di leggere fino in fondo. (Ormai siete in ballo come lettori). Quella doveva essere la traccia della serata.

Sui vaccini esiste una quantità immane di stravaganze di cui sono autori i “vaccinisti ad oltranza” e, parimenti, lo sono coloro che accusano i vaccini di tutti i mali del mondo.

Stante la pessima informazione che si fa d’abitudine sia da parte dei media sia da parte dei due schieramenti contrapposti, credo sia opportuno cercare, almeno una volta tanto, un po’ di chiarezza. È proprio per la mancanza di chiarezza che c’è chi rifiuta le vaccinazioni, fenomeno di cui le autorità si lamentano, ma non è mentendo o minacciando che si risolve la questione.

Per questo vorrei che finalmente si toccassero una volta per tutte con onestà alcuni fra i tanti temi possibili il cui trattamento viene regolarmente eluso:

Noi abbiamo analizzato 28 vaccini, qualcuno in un solo esemplare, qualcuno in più esemplari anche a distanza di tempo. Di questi solo il Feligen, l’unico vaccino per uso veterinario analizzato, si è dimostrato non inquinato da micro- e nanoparticelle solide, inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili, vale a dire patogene. Le autorità sanitarie hanno sempre evitato di entrare in argomento ma di questo molti soggetti potenzialmente vaccinabili sono informati e la mancanza di risposta o le risposte assurde giocano a sfavore dei vaccini.
Tutti i bugiardini e, comunque, la buona pratica vaccinale, prevedono che prima di praticare una vaccinazione il medico valuti se il soggetto è già naturalmente immune e se è allergico o sensibile ad uno o più componenti del farmaco. Questo non viene mai fatto sia perché il vaccinatore non dedica il tempo necessario a ciò che sta facendo (spesso si trova a dover vaccinare decine di soggetti sconosciuti in pochi minuti) sia perché i componenti non vengono mai dichiarati per intero sia perché non è quasi mai possibile sapere se il vaccinando (a maggior ragione se è un neonato) è allergico o sensibile a una sostanza. In caso di allergia, basta una quantità minima di sostanza cui si è allergici per scatenare la reazione avversa.
I medici denunciano solo una minima parte degli effetti patologici, passeggeri o cronici che siano, manifestati a seguito di una vaccinazione. In questo modo si ha un’immagine falsata degli effetti reali.

Le informazioni che vengono date al soggetto sono appena parziali. Per esempio, non si dice mai che i vaccini, come tutti i farmaci, non hanno un’efficacia nel 100% dei casi né si dice che, quando la malattia deriva da più cause o il batterio da combattere esiste in ceppi diversi, il vaccino è approntato solo per pochissimi ceppi (spesso uno solo) e, comunque, non per tutte le cause della malattia. Esempi tipici (ma gli esempi sono numerosissimi) sono la meningite e il Papilloma virus. In questo modo s’illude il soggetto di essere immune verso una malattia quando, nella migliore delle ipotesi, cioè quando il farmaco ha funzionato, l’immunità è solo per una frazione dei patogeni oltre a non essere quasi mai duratura. Questa illusione può causare addirittura un aumento dei casi di malattia (esempio tipico fu il tetano) perché i vaccinati non prendono più le precauzioni del caso.
Le vaccinazioni vengono praticate sui neonati quando il sistema immunitario non matura almeno fino ai 2 anni (abbondanti). E si praticano vaccinazioni a vecchi che, per ragioni di età, non riescono ad acquisire immunità da vaccini.
Ai neonati si pratica una vaccinazione esavalente (difterite, epatite B, infezioni da Haemophilus Influenzae tipo b (Hib), pertosse, poliomielite, tetano) lasciata credere obbligatoria, quando la legge non prevede come obbligatorie le vaccinazioni contro Haemophilus Influenzae tipo b (Hib) e pertosse. In termini pratici, non è possibile ricevere una vaccinazione “di legge” e si deve subire forzatamente quella “aumentata”. L’argomento solito è che le due malattie in eccesso saranno combattute dal vaccino e, quindi, questo va a vantaggio del vaccinato, argomento quanto meno curioso sia per legge sia per logica.

Gli argomenti sono molti di più (es. le sperimentazioni fasulle), ma credo che con ciò che vorrei fosse toccato si riempia tranquillamente la trasmissione.”

Mi accorgo ora, rileggendo ciò che ho scritto, che menzionavo l’onestà, Enorme, imperdonabile ingenuità da parte mia.

Comunque sia, arrivo agli studi e mi si assegna un camerino dove incontro di persona le autrici. A una di queste consegno una chiavetta USB contenente delle fotografie al microscopio elettronico di vaccini inquinati e tre grafici non miei ma dell’

inglese per il tetano e dell’ufficio per le statistiche storiche statunitense per ciò che concerne morbillo e pertosse. Materiale ufficiale, quindi. In questi grafici si vede chiaramente come i vaccini non abbiano avuto influenza nell’andamento relativo all’incidenza delle malattie. Non mi pare ci sia nulla di “anti-vaccino” se qualcuno chiede spiegazione a proposito non di opinioni ma di fatti accertati. Essere informati è un diritto, specie se si tratta di salute.

Nel corso dell’incontro in camerino mi viene letto il copione della trasmissione. Con mia sorpresa non è quanto si era concordato ma sarebbe stata la conduttrice Nadia Toffa a fare le domande sia a me sia alla tale Esposito. Leggendo quel copione si arriva ad un punto particolarmente dolente, vale a dire alla domanda sull’autismo: possono i vaccino indurre la malattia? Io dico, ma siamo lontani da qualunque possibilità di registrazione, che non ho prove mie (che siano mie è importante) per rispondere. Dico solo che, con quello che abbiamo trovato nei vaccini, la cosa risulta se non altro plausibile. Poi, sempre nel corso della conversazione, riferisco di quanto rivelò poco tempo fa Bill Posey, il deputato USA che assistette alla distruzione dei documenti relativi alla relazione tra autismo e vaccini. Anche quel fatto mi pareva degno di un commento da parte della Esposito.

Conclusi i lunghi preliminari, vengo portato nella sala dove sta cominciando, con molto ritardo, molta goffaggine e diversi inghippi tecnici, la registrazione. Protagonista del momento è una signora di Cesena che è stata recentemente colpita da una disgrazia terribile: sua figlia neonata si è ammalata di pertosse, malattia da cui è guarita ma ora la piccina prende il raffreddore con facilità e anche la bronchite. Così la mamma di Cesena promuove una petizione rivolta ai politici competenti (competenti non significa in questo caso conoscitori della materia) con cui chiede che tutti siano vaccinati contro la pertosse per evitare che tragedie del genere tocchino altre famiglie. Certo nessuno può restare insensibile al cospetto di un grido di dolore di quella portata e confesso che un lungo brivido mi ha percorso la schiena quando ho pensato che, vedi mai, verso i quattordici anni la bambina, già provata nella primissima infanzia da una tosse violenta (anch’io a suo tempo ebbi a soffrirne e se sono vivo e non ho un raffreddore da almeno quarant’anni è per miracolo), avrebbe potuto essere colpita dalla presenza di brufoli nel sedere. Capita a quell’età, ma perché non proporre allora una vaccinazione universale contro una patologia tanto agghiacciante?

Ad antipasto del racconto delle sofferenze patite da tutta la famiglia cesenate, la conduttrice si era lanciata in verbosi proclami contro quei delinquenti che non vaccinano i figli, e qui c’è l’altro errore mio: sono restato lì invece di girare il muso della Skoda verso casa. Non che non ci avessi pensato: una conduttrice del genere si presentava come a dir poco faziosa, faziosa e perfettamente incompetente, e le regole del fair play che dovrebbero essere caratteristiche del buon giornalismo erano state abbondantemente rottamate. Questo, almeno, a giudicare da come poi è stato pilotato il resto di una serata già esordita nello squallore intellettuale.

Qui sono partite le domande e le risposte alla professoressa Esposito e a me, con la Esposito che faceva la parte del leone sparando le abituali stravaganze imposte da Big Pharma, quella sorta di Grande Fratello che tiene i fili delle marionette in vario modo compensate per i servigi resi alla causa, cioè al fiume sempre in piena di quattrini che arrivano senza sosta nelle casse di chi sta trasformando il mondo in una miniera senza fondo di malati immaginari.

Inutile dire che le immagini che avevo portato non sono state mostrate e che non ho avuto la possibilità di porre alcuna domanda. Del resto, che cosa avrebbe potuto rispondere una Esposito? Quando mi si è lasciato un attimo per dire che 27 dei 28 vaccini analizzati (sola eccezione il Feligen, unico farmaco veterinario studiato) erano più o meno pesantemente inquinati, l’ineffabile Esposito, ovviamente impreparata e del tutto ignorante di nanopatologia (e palesemente non solo), ha saputo reagire soltanto definendo il nostro laboratorio come “il laboratorietto sotto casa”.

A un insulto di solito si reagisce, ma tutto dipende da chi quell’insulto l’ha lanciato. Un esemplare come la Esposito non merita altra risposta se non la pena infinita che induce. Come spesso accade, ignoranza, presunzione e arroganza sono compagni inseparabili. Lascio da parte l’onestà intellettuale per ovvi motivi. Certo la chiarezza che invocavo non potrà mai arrivare da personaggi simili.

Si continua, e io sono interrotto ad ogni risposta con il culmine toccato quando sia arriva al punto critico dell’autismo. La Esposito nega come da copione qualunque relazione tra la patologia e i vaccini e io non sono nemmeno interpellato. Va da sé che la Esposito, come è avvenuto con regolarità per tutta la serata, si è espressa su un argomento a lei perfettamente sconosciuto per il fatto banale di non aver mai effettuato alcuna ricerca scientifica. Non per questo l’indefinibile professoressa si esime dallo sparare gli assiomi che le hanno ficcato in testa, ma la sceneggiata non può destare sorpresa essendo la prassi in chi non ha la minima intenzione di mettere a rischio la seggioletta nel salottino buono.

Senza che io tedi all’eccesso chi è arrivato fin qui a leggermi, la registrazione arriva alla fine e io, a cose fatte, mi avvicino alla conduttrice dicendole che si è comportata in modo vergognoso. Quella fa la finta tonta e mi chiede il perché, certo reputandomi più scemo di quanto non io non sia di fatto, pensando, in aggiunta, che io non mi sia accorto dell’auricolare che indossava e del fatto che attraverso quello arrivassero “suggerimenti”. Le rispondo e le dico che non mi ha lasciato esporre nemmeno brevissimamente una serie di cose se non altro a correzione delle enormità mitragliate senza pudore alcuno dalla Esposito. Ora chi ha letto Kafka non troverà nulla di nuovo nella domanda a mo’ di risposta della signorina Toffa: perché non l’ho detto quando toccava a me parlare? A che poteva servire far notare che mi s’impediva di parlare per evitare imbarazzi e per passare alla domanda successiva?

A questo punto me ne sono andato dopo aver detto alla ben poco apprezzabile conduttrice di cancellare il mio nome dal suo indirizzario e di non mettere più piede nel mio “laboratorietto sotto casa”, cosa che aveva fatto per un servizio con mia moglie appena la settimana prima.

A buffonata ormai conclusa, stamattina ho letto i commenti di chi aveva visto l’annuncio della mia partecipazione al programma e non ho potuto altro che constatare come qualcuno, molto più accorto di me, avesse già fiutato la squallida trappola che un disgustoso giornalismo di comodo mi avrebbe teso. Vedi come sono prevedibili certe situazioni!

Ora è sabato mattina e non so come le forbici modificheranno ancora la registrazione della farsa che andrà in onda domani. Certo, allo schifo è difficile porre un limite e chi ha esperienza nel settore può sempre affondare di più.

A margine: da giorni non si può accendere la radio o la TV senza sentire qualcuno che (stra)parla di vaccini. Anche poco fa, nel quarto d’ora che impiego ad arrivare in laboratorio, ho sentito ben due persone (Radio RAI 1 e Radio RAI 2) esibirsi sull’argomento. Non commento la levatura degl’interventi per semplici motivi di decenza. Vorrei solo sottolineare come questi sedicenti scienziati non arrivino a capire l’ovvietà: non tutto il pubblico è composto da babbei, da sempliciotti e da sprovveduti. Se è vero, come ho appena sentito, che il 30% dei genitori ha dubbi sui vaccini significa che 3 persone su 10 hanno un cervello pensante e non sono disposte a dare credito gratuito a improbabili scienziati da avanspettacolo o a politici tuttofare che non esitano ad esprimersi con pari incompetenza su qualunque aspetto dello scibile umano. E allora, se si vuole arrivare finalmente a un punto fermo, bisogna piantarla con tutte le menzogne che vengono raccontate e bisogna cominciare a raccogliere dimostrazioni scientifiche. Questo non può certo avvenire mentendo, minacciando, proponendo leggi al di là del bene e del male e mettendo in scena palliate grottesche magari mandando alla ribalta comparse travestite da scienziati da una parte o mamme isteriche dall’altra. È evidente che, fino a che nessuno vorrà fare definitivamente chiarezza e si comporterà da mascalzone senza rendersi conto di quanto controproducente sia la posizione, resteremo sempre impantanati nelle solite domande senza risposta e nel solito stucchevole tifo da curva di stadio. Questo con buona pace della signora Lorenzin, ministra di qualcosa che ignora e mai eletta da nessuno, e di associazioni senza aggettivo come I Bambini delle Fate.

Leggi anche:

Sergio Montanari: “Finalmente in galera chi non vaccina i figli!”

Vaccinazioni: ricerca, istituzioni, organi di controllo, giornalisti e case farmaceutiche. Ciò che “Le Iene” non hanno potuto mandare in onda.