Ecco cos’ha ottenuto la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela. Alla faccia dei neo-assassini-liberisti occidentali

Trieste, 4 Novembre 2015

Ogni nazione ha il diritto e dovere di rimanere sovrana. L’occidente, e soprattutto gli americani, devono smetterla di intromettersi negli affari altrui. Soprattutto quelli non allineati ai loro voleri. Tra un mese circa in Venezuela si svolgeranno le elezioni, e gli stati uniti hanno messo in atto una campagna diffamatoria contro una nazione sovrana. Inventandosi delle balle gigantesche. Con la TV si può far passare per vera qualunque menzogna. Questo perché la maggioranza crede che in TV dicano la verità. Ed invece nel 99% dei casi dicono solo delle gran falsità. Dicono solo ciò che conviene al potere. L’informazione mondiale è nelle mani di un pugno di persone.

Inoltre c’è davvero ancora qualcuno che crede che gli stati uniti  e l’occidente vogliano il bene delle popolazioni estere? Pensate realmente che finanziandovi e, ad esempio, una volta distrutti i governi rivoluzionari bolivariani, che ad oggi hanno raggiunto obiettivi, che l’occidente si può sognare, faranno gli interessi del vostro popolo? Oggi vi arricchiscono, domani vi buttano nel cesso. Agli americani interessa solo le risorse del vostro paese. Nel caso del Venezuela del suo petrolio. Del popolo non interessa e non è mai interessato mai nulla. Basta vedere cos’hanno fatto in giro per il mondo soprattutto negli ultimi 100 anni. Solo violenza, sofferenza, morte e distruzione hanno esportato. Dove passano gli americani e l’occidente non cresce erba. Non ci sarà ricchezza per i popoli. E non dimentichiamo il peggior olocausto avvenuto con gli indiani d’america. Un popolo sterminati ad opera dei colonizzatori europei, che hanno così creato gli stati uniti d’america. E tutti ancora credono che sia una nazione liberale, meravigliosa…. Eppure dimenticano che è una nazione violentissima!

Difendete la vostra nazione, il vostro popolo, che la montagna di denaro che arriva dall’estero è carta straccia e non servirà per il vostro futuro. Guardate all’Europa e a tutti i paesi colonizzati dagli USA per capire cosa vuol dire perdere la sovranità ed essere dei sudditi. Le decisioni vengono prese altrove e i cittadini non contano nulla, così come i politici nazionali. Volete questo per il vostro paese e il vostro popolo? Siete sicuri di voler diventare come l’occidente? La gente comincia a scappare da questa dittatura, da questa non vita. Non è vita quella che si segue in occidente. Veniamo continuamente sfruttati, impauriti, terrorizzati, per non riuscire ad arrivare alla fine mese. Non ha alcun senso? Nei paesi più poveri pensano che siamo più ricchi, ma siamo di una povertà culturale e intellettuale disarmante. Da far rabbrividire!  

Re-blog da “L’Antidiplomatico”

Un confronto in cifre tra il Venezuela attuale e quello dei tempi in cui regnava il regime neoliberista

Con l’approssimarsi delle prossime elezioni previste per il 6 di dicembre, gli attacchi mediatici contro il Venezuela si intensificano. L’obiettivo è quello di dipingere un paese alla deriva, prossimo al caos, portato allo sbando da una classe dirigente corrotta e incapace. 

I fatti, però, hanno la testa dura e raccontano una situazione ben diversa da quella narrata dal circuito mainstream che risponde più al classico meccanismo del wishful thinking che alla reale situazione venezuelana. 

Un primo importante dato è quello riguardante la disoccupazione, che è stata dimezzata rispetto periodo in cui in Venezuela venivano apllicate le ricette neoliberiste come quelle attualmente in voga in Europa: dal 10,6% del 1999 si è passati all’attuale 5%. Analogamente è stata ridotta la disoccupazione giovanile che fa segnare un calo del 7,7%: dal 18,9% del 1999 al 5,4% attuale

Altro campo dove il Venezuela avanza è quello relativo alla lotta alla povertà. I dati affermano che la povertà estrema è stata dimezzata: 10,8% nel 1998, 5,4% attualmente. Mentre la malnutrizione è stata letteralmente abbattuta visto che nel 1998 faceva segnare un 21%, adesso divenuto 2%. Un importante obiettivo raggiunto dal Venezuela, confermato dal premio ricevuto dalla FAO, che ha voluto rendere omaggio al risultato raggiunto dai governi di Chávez e Maduro. Tanto che la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite ha voluto dedicare il suo programma internazionale per l’eliminazione della fame al Comandante Chávez. 

I cambiamenti avvenuti in Venezuela sono stati reali e non astratti. I governi di Chávez e Maduro hanno significativamente migliorato le condizioni di vita dei venezuelani, circostanza che la retorica neoliberista non può negare. Il Venezuela di oggi è il paese che a livello regionale fa segnare il più basso livello di disuguaglianza, misurato dal coefficiente di Gini, che è sceso dallo 0,5 allo 0,382. 

La spesa sociale è più che raddoppiata: nel 1998 veniva investito l’11,3% del Prodotto Interno Lordo, mentre attualmente la cifra supera il 23%. Oltre 20 milioni di persone hanno beneficiato delle cosiddette ‘Missioni Sociali’. Attualmente 2,1 milioni di persone ricevono una pensione di vecchiaia, mentre in epoca di regime neoliberista solo in 387mila ricevevano una pensione. 

Altro ambito dove il Venezuela ha compiuto grandi passi avanti rispetto al passato è quello relativo alla salute pubblica. La Missione ‘Barrio Adentro’, che garantisce assistenza primaria grazie a 8300 medici cubani e 7000 cliniche, ha permesso di salvare la vita a circa 1,4 milioni di persone. La mortalità infantile è stata drasticamente ridotta, mentre aumenta il numero di medici per abitanti: dai 18 ogni 10mila del 1998 agli attuali 58. 

 Bisogna poi ricordare che i governi bolivariani negli ultimi 15 anni si sono impegnati nel costruire una infrastruttura industriale e agricola praticamente inesistente, visto che i governi dei precedenti 40 anni non avevano mai affrontato la questione.    

 

Infine, si può osservare che mentre in Venezuela nonostante la caduta del prezzo del petrolio e una tremenda guerra economica aumenta l’aspettativa di vita e cala il tasso di povertà, nel cuore della Vecchia Europa governata da quelle politiche di austerity già sperimentare in America Latina, accade l’esatto contrario: il caso della Grecia lo dimostra in maniera lampante.