Lettera di Leon Degrelle al Papa : Lettera al Papa sulla truffa di Auschwitz!

Interessante missiva scritta dall’SS Léon Joseph Marie Ignace Degrelle, risalente al 1979, indirizzata a papa Karol Woitila,  sui fatti accaduti nel periodo della seconda guerra mondiale. 

Una domanda sorge spontanea: si possono mai imporre per LEGGE degli avvenimenti storici? Siamo tornati ai tempi del medioevo. Non è questione di negare l’esistenza, ma di rincorrere semplicemente la verità. Perché come ben sappiamo la storia è scritta dai vincitori. Alle nostre latitudini si studia una storia, altrove se ne studia una diversa. Ai tempi della scuola mi son sempre chiesto com’era possibile riportare dettagliatamente determinati avvenimenti. La storia è tutta una supposizione. Cmq riflettiamo sulle parole riportate in questa missiva su tutte le atrocità commesse dall’uomo nella sua storia. La maggioranza oramai dimenticate anche se di proporzioni gigantesche!  

SS-Standartenführers Léon Joseph Marie Ignace Degrelle -Bouillon, 15 giugno 1906 – Málaga, 31 marzo 1994

SS-Standartenführer Léon Joseph Marie Ignace Degrelle (Bouillon, 15 giugno 1906 – Málaga, 31 marzo 1994)

Lettera di Leon Degrelle al Papa : Lettera al Papa sulla truffa di Auschwitz

La lettera contiene alcune inesattezze ed errori (Cyclon B invece che Zyklon B,”Belzoc” invece di Belzec, per esempio) che non correggiamo. Olodogma

Quali furono le precise responsabilità dei vari belligeranti nello scatenamento della II Guerra Mondiale?

Quale fu la parte di certi provocatori? Il Vostro presidente del Consiglio dei Ministri, il colonnello Beck, che tutto il mondo sa esser stato un personaggio abbastanza sospetto, si comportò davvero nel 1939 con tutta la ponderazione desiderabile? Non respinse con troppa superbia certe possibilità d’intesa? E dopo? La guerra fu veramente tal quale fu detto? Quali furono gli errori ed anche i crimini degli uni e degli altri?

Si son soppesate con obiettività le intenzioni? Non si è svisato alla leggera o in mala fede, poiché la propaganda lo richiedeva, la dottrina dell’avversario attribuendogli certi progetti ed addossandogli certe azioni la cui realtà può esser soggetta a numerosi dubbi? Benché la chiesa sia sempre stata meglio informata che nessun altro, attraverso duemila anni di circospezione essa ha evitato sempre le posizioni precipitose, ed ha preferito giocare sempre su fatti provati, con calma, dopo che il tempo abbia separato il grano dal loglio, i furori e le passioni. Soprattutto, la Chiesa sempre si distinse per una estrema moderazione riguardo la II Guerra Mondiale. Si guardò sempre meticolosamente dal propagare le dicerie che correvano allora

Karol Woitila,Auschwitz-Birkenau, 1979, omaggia il falso storico: la targa 4.000.000 morti in quel campo!

Karol Woitila,Auschwitz-Birkenau,1979, omaggia il falso storico: la targa 4.000.000 morti in quel campo!

Beatissimo padre, sul Vostro suolo patrio – ad Auschwitz in particolare – impressionato, forse, da certe visioni parziali e partigiane del passato, andate Voi semplicemente a pregare? Temo soprattutto, che le vostre preghiere, ed anche la Vostra sola presenza in quei luoghi, siano immediatamente sviate dal loro senso profondo e siano utilizzate da propagandisti senza scrupoli che le faranno servire alle campagne di odio, a base di falsità, che avvelenano tutta la questione di Auschwitz da più di un quarto di secolo. Si, falsità. Dopo il 1945 – approfittando della psicosi collettiva che, sulla base di chiacchere incontrollate, aveva sconvolto numerosi deportati della II guerra mondiale – la leggenda degli sterminii in massa di Auschwitz ha raggiunto il mondo intero. Si son ripetute in migliaia di libri innumerevoli menzogne, con una rabbia ogni volta più ostinata. Le si son ristampate a colori, in film apocalittici che vituperano furiosamente non solo la verità e la verosimiglianza, ma anche il buonsenso, l’aritmetica più elementare e sin gli stessi fatti. Voi, beatissimo Padre, foste, a quanto si dice, un resistente della II guerra mondiale, con i rischi fisici che comporta una lotta contraria alle leggi internazionali. Certe persone aggiungono che foste internato ad Auschwitz: come tanti altri, Voi da la siete tornato, giacché siete attualmente Papa, un Papa che, con ogni evidenza, non patì troppo il famoso gas Cyclon B. Vostra Santità, che è vissuta in quei luoghi, deve sapere, meglio di chiunque altro, che quelle rasature in massa di milioni di persone mai furono effettuate.

Vostra Santità, come testimone d’eccezione, ha visto personalmente effettuare uno solo di questi massacri collettivi, tanto ripetuti di volta in volta da propagandisti settari?

Certamente, si soffrì ad Auschwitz. Anche da altre parti. Tutte le guerre sono crudeli. Le centinaia di donne e bambini atrocemente carbonizzati per ordine diretto dei capi di stato alleati, a Dresda, Amburgo, Hiroshima e Nagasaki, incontrarono sofferenze molto più orribili di quelle sopportate dai deportati politici o dai resistenti (insieme, il 25 per cento della popolazione complessiva dei campi), obiettori di coscienza, anormali sessuali o criminali comuni (il 75 per cento della popolazione concentrazionaria) che pativano, e a volte morivano, nei campi di concentramento del III Reich. L’esaurimento li divorava. L’annientamento morale li eliminava la forza di resistenza delle anime meno temprate. Le crudeltà di certi guardiani snaturati tedeschi e, più in basso, non tedeschi, dei “Kapo” ed altri deportati convertiti in aguzzini dei loro compagni, si sommavano alla afflizione di una promiscuità innumerevole. Si può pensare che in certi campi ci fosse qualche maniaco che mettesse in atto esperimenti di morte inediti o fantasie mostruose in torture o assassinii. Tuttavia, il calvario della maggior parte dei deportati sarebbe terminato felicemente il giorno tanto atteso dell’inizio della pace, se non si fosse abbattuta su di loro, verso le ultime settimane, la catastrofe delle epidemie testerminatrici, aggravate ancor più dai tremendi bombardamenti che distruggevano le linee ferroviarie e le strade, colavano a picco i barconi caricati di detenuti, come accadde a Lubecca. Queste operazioni aeree massicce distruggevano le reti elettriche, le condutture ed i serbatoi dell’acqua, troncavano ogni approvvigionamento, provocavano dovunque la fame, rendevano impossibile ogni trasporto di evacuati. I due terzi dei deportati morti nella II Guerra mondiale, perirono allora, vittime del tifo, della dissenteria, della fame, delle attese interminabili sulle tormentate vie di comunicazione. Le cifre ufficiali lo stabiliscono. A Dachau, per esempio, secondo le stesse statistiche del Comitato Internazionale, morirono nel Gennaio del 1944: 54 deportati, nel febbraio del 1944: 101; ma nel mese di gennaio del 1945 ne morirono 2.888 e nel febbraio del 1945 ne morirono 3.977. Sul totale di 35.613 deportati morti in questo campo dal 1940 al 1945, 19.296 morirono durante gli ultimi 7 mesi di ostilità e resta dimostrato che il terrorismo aereo alleato non aveva ormai alcuna utilità militare, poiché, la vittoria degli alleati, al principio del 1945, era già totalmente assicurata. E pertanto, ormai non era in alcun modo necessario questo terrorismo aereo alleato. Senza questa folle e brutale distruzione alla cieca,migliaia di internati sarebbero sopravvissuti, in luogo di convertirsi – tra aprile e maggio del 1945 – in macabri oggetti da esposizione, attorno ai quali si agitavano frotte di necrofili della stampa e del cinema, avidi di fotografie e pellicole con angolature e campi lunghi sensazionali e d’un rendimento commerciale assicurato.

Documenti visivi, accuratamente e previamente ritoccati, sovraccaricati, alterati e generatori di crescenti odii. Questi mezzani dell’informazione avrebbero potuto, anche, prendere chilometri di fotografie simili di cadaveri di donne e bambini tedeschi, cento volte più numerosi, morti esattamente alla stessa maniera: di fame, di freddo, o mitragliati sopra i medesimi gelati vagoni scoperti e sulle medesime strade insanguinate. Ma queste fotografie, come quelle dell’immane distruzione delle città tedesche, che ci avrebbero mostrato seicentomila cadaveri, già, sarebbero guardati bene dal farle conoscere! Avrebbero potuto turbare gli animi e, soprattutto, attenuare gli odii. E la verità è che il tifo, la dissenteria, la fame, i continui mitragliamenti aerei colpivano indistintamente, nel 1945, tanto i deportati stranieri, quanto la popolazione civile del Reich, tutti coinvolti in abominii degni della fine del mondo. Del resto, Beatissimo Padre, per quel che si rifece ad una formale volontà di genocidio, nessun documento ha potuto portare la minima prova ufficiale a sostegno, da più di 30 anni. Ma, specialmente, per quel che concerne la pretesa cremazione, ad Auschwitz, di milioni di ebrei in fantastiche camere a gas Cyclon B, le affermazioni lanciate e costantemente ripetute da tanti anni, con una campagna eccezionale, non resistono ad un esame scientifico serio. È strampalato immaginare e, soprattutto pretendere, che siano potute “gasare” ad Auschwitz 24.000 persone al giorno, a gruppi di 3.000, in una sala di 400 metri cubici ed anche meno; a 700 o 800 in locali di 25 metri quadrati, di 1,90 metri d’altezza, come si è preteso a proposito del campo di Belzoc: Voi, Santo Padre, riuscireste a far stare 700 o 800 persone nella Vostra camera da letto? E 700 o 800 persone in 25 metri quadrati, fa 30 persone per ogni metro quadrato. Un metro quadrato, con 1,90 metri in altezza, è una cabina telefonica. Vostra Santità, sarebbe capace di stipare 30 persone in una cabina telefonica di Piazza San Pietro o del Seminario Maggiore di Varsavia? O in una semplice doccia? Ma se il miracolo dei 30 corpi ritti come asparagi in una cabina telefonica o quello delle 800 persone accalcate nel Vostra camera si fosse realizzato, un secondo miracolo avrebbe dovuto essersi prodotto subito dopo, poiché le 3000 persone – l’equivalente di due reggimenti! – accatastate tanto fantasticamente nella stanza di Auschwitz, o le 700 o 800 persone ristrette a Belzoc in ragione di 30 occupanti per metro quadrato, sarebbero periti quasi all’istante, asfissiati per carenza di ossigeno! Non ci sarebbe stato bisogno di camere a gas!Tutti avrebbero cessato di respirare prima che si chiudessero le porte e si spargesse il gas nella stanza. E come si faceva quest’ultima cosa? Attraverso delle fenditure? Per mezzo di fori? Per mezzo di un camino? Sotto forma di aria calda? Con vapore? Facendolo diffondere sul pavimento? Ognuno la racconta diversa dall’altro! Il Cyclon B, non raggiungendo che dei cadaveri, non avrebbe rappresentato la minima utilità! In tutti i modi, il cyclon B, è, come ogni persona interessata alla scienza può sapere, un gas di impiego pericoloso, infiammabile e aderente. Anche ventuno ore d’attesa sarebbero state necessarie, ed anzi indispensabili, prima che si fosse potuto ritirare il primo corpo della fantastica sala. Solo dopo si sarebbero potuti estrarre – come si sono compiaciuti di raccontarci, con mille dettagli scabrosi – tutti i denti d’oro, tutte le impiombature – dove nascondevano, si dice diamanti – di ciascun lotto di seimila mascelle rigide – tremila persone! – contratte nella morte, o di 48.000 mascelle giornaliere, se si crede alle cifre ufficiali di 24.000 gasati quotidiani soltanto ad Auschwitz. Beatissimo Padre, per quanto Santo sia Vostra Santità, Voi Vi sottoporrete al dentista, qualche volta, con maggiore o minore rassegnazione! Vi hanno estratto un dente? Due denti? Vi siete seduto in una poltrona da dentista con potenti riflettori, messi a fuoco sulle mascelle con strumenti perfezionati e con un paziente che si presta alle sue prescrizioni? Ebbene, l’estrazione, nelle migliori condizioni, richiede il suo tempo. Un quarto d’ora? Mezz’ora? Ad Auschwitz, secondo le leggende, ai cadaveri che giacevano al suolo, era necessario aprire, con molta difficoltà, le mascelle indurite, contratte e trattarle con strumenti necessariamente primitivi. Con otto operatori in tutto: è la cifra ufficiale. E poi dovevano esaminarli senza luce adatta, a livello del cemento, e non soltanto un punto malato della dentatura, ma le due intere mascelle! Strappare, vuotare, ripulire! Può farsi ciò in minor tempo che in casa dello specialista, perfettamente attrezzato? Si degni la Santità Vostra di prendere un lapis. In ragione di un quarto d’ora per dentatura e, con otto individui a pieno rendimento nell’operazione, si potrebbe arrivare a 16 cadaveri trattati per ora, vale a dire 160 in una giornata di 10 ore senza un minuto di riposo. Pensi la Santità Vostra anche ad uno stacanovista delle dentature, e raddoppi il ritmo delle estrazioni, il che è per di più materialmente impossibile: questo porterebbe a 320. allora, Beatissimo Padre, come immaginare cremazioni di 3.000 ebrei per volta? E le giornate di 24.000 gasati con cyclon B, che rappresenterebbero 48.000 dentature da vuotare ovverosia 760.000 denti da esaminare in un giorno? Semplicemente attenendosi ai sei milioni di ebrei morti – alcuni hanno raddoppiato o triplicato la cifra, che la propaganda ci pone continuamente davanti agli occhi – questi estrattori di mascelle, avrebbero continuato, in piena attività, alcuni anni dopo la guerra. Queste estrazioni, soltanto queste estrazioni, in dieci ore di lavoro ininterrotto, avrebbero assorbito un lavoro di 1.975 giornate di tutta la squadra di otto individui. Ma, inoltre, queste estrazioni erano solo una formalità preliminare. Occorreva anche tagliare milioni di capigliature. Dopo, prima di passare i cadaveri al forno, si procedeva – secondo quanto tutti gli “storici” di Auschwitz affermano ex-cathedra – all’esame di tutti gli ani e di tutte le vagine, dal cui fondo si trattava di recuperare i diamanti e le “gioie” che avrebbero potuto esservi nascosti. Vi immaginate Voi ciò, Beatissimo Padre? Sei milioni di ani, tre o quattro milioni di matrici ripuliti a fondo, quando ci si è spiegato che, dopo i gasamenti in massa, i corpi grondavano di escrementi, di sangue femminile e di altre lordure! In questi organi sudici, le dita, le mani degli operatori, dovevano rivoltare tutto, scoprire i supposti diamanti nascosti, estrarli umidicci, lavarli, lavarsi, 24.000 volte al giorno (gli ani), 15 o 20.000 volte al giorno (le matrici). È una follia! Tutto ciò è da pazzi!E non parliamo delle attività complementari: fabbrica di concimi e fabbrica di saponi, delle quali il delirante professor Poliakov parla senza batter ciglio. Queste operazioni di rasatura, di taglio di capelli, di estrazione di denti, di ripulitura di organi, effettuate sopra sei milioni di ebrei, o sette milioni, o su quindici milioni secondo il padre Riquet, o sopra venti milioni – vale a dire più di tutti gli ebrei esistenti allora nel mondo intero! – secondo il dizionario Larousse, continuerebbero ancora se si ammettessero come esatte le affermazioni “ufficiali” dei manipolatori della “storia” di Auschwitz! Allora si che avreste voi, Beatissimo Padre, di che tapparvi le narici davanti alle camere a Gas, e di che traspirare al calore dei forni di Auschwitz, nel corso della Vostra messa concelebrata! Se si fosse moltiplicato il numero dei cadaveri reali e normali per dieci, o per venti, la truffa dei morti avrebbe potuto conservare un certo aspetto di verosimiglianza. Ma come abbiamo visto nel caso della rasatura di 700 o 800 persone per camera, al mentire eccessivo si accoppia il grottesco. Era necessaria l’insondabile ed appena immaginabile stupidità delle masse, perché simili assurdità abbiano potuto essere inventate, raccontate, diffuse ai quattro venti, filmate e CREDUTE. “Io credo, dichiara bravamente un personaggio di “Olocausto”, “a tutto ciò che si racconta su di esso”! Dichiarazione esemplare! Allora, Beatissimo Padre, come immaginare un istante che in Auschwitz nell’ora della concelebrazione, mentre tutti i cuori, avvinti dall’amor di Dio e degli uomini, vanno partecipando al rinnovarsi del sacrificio,

un sacerdote, un Papa, potrebbe nel momento in cui leva il calice verso il cielo, esser cosciente del fatto che sta coprendo sotto il suo manto uno spiegamento di un odio così bestiale e di menzogne così assurde, che stanno all’estremo opposto del patetico insegnamento di Cristo? No! Certamente no! Non è possibile! Il Vostro messaggio, a cento passi dalla falsa camera a gas di Auschwitz, non può esser altro che un messaggio di carità, di fraternità, come pure di verità, senza la quale ogni dottrina si annulla.

Voi andate ad Auschwitz per pregare, commosso, in uno dei luoghi più alti della sofferenza umana le cui cause ed i cui responsabili saranno stabiliti veramente, obiettivamente, col tempo, per una storia serena, e non ricorrendo a testimoni ottenuti con la forza e a divagazioni di commedianti. Il Papa sta al di sopra di tutto questo. Sta a lato delle anime che soffrirono, di quelle che, nella sofferenza, si elevarono spiritualmente, poiché non esiste pena, ne calvario, ne agonia che non possa pervenire ad esser sublime. Per esempio, nei campi di battaglia della II guerra mondiale nella quale tanti milioni di soldati caddero tra orribili patimenti, e così pure nei campi di lavoro, in cui tanti morirono vittime di interesse che non comprendevano ma che li annichilivano; il sacrificio, il dolore fisico e morale, la terribile angustia, trasformarono migliaia di anime, che in circostanze normali si sarebbero perdute nella mediocrità, in gloriosi eserciti di eroi spirituali. Così fu ad Auschwitz. Fu così al Fronte dell’Est, negli anni di lotta e di immolazione di milioni di giovani europei che, dal 1941 al 1945, fecero fronte eroicamente alla pressione del comunismo. Sicuramente, attraverso tutta la storia degli uomini, si son commesse atrocità.Auschwitz, in tutti i modi, non sarà stato il primo caso, ne l’ultimo. Noi lo vediamo fin troppo nell’ora attuale, mentre son massacrati tante donne e bambini indifesi, spiaccicati nei campi palestinesi dall’aviazione d’Israele, applicante la legge del taglione sopra degli innocenti, in memoria dei quali non si canterà probabilmente mai una messa celebrata… Molte potenze hanno abusato molte volte del proprio potere. Molti popoli han perso la testa. Non uno in particolare bensì tutti. Accanto a cuori puri e disinteressati che offrirono la propria giovinezza a un ideale, la Germania ebbe, come tutto il mondo, la sua partita di esseri detestabili, colpevoli di inammissibili violenze. Ma quale paese non ha avuto i suoi? La Francia della Rivoluzione Francese, non ha inventato il Terrore, la ghigliottina, gli affogamenti nella Loira? Napoleone non deportò, però mobilitò con la forza centinaia di migliaia di civili nei paesi occupati, inviati alla morte per la sua gloria! Cinquantun mila nientemeno che in Belgio! Vale a dire, più dei belgi che morirono nel corso della II guerra mondiale o nei campi di concentramento del III Reich. Più vicino a noi, un De Gaulle non presiedette, nel 1944-45, al massacro di decine di migliaia di avversari, battezzati come “collaborazionisti”? Più recentemente ancora, in Indocina, in Algeria, la Francia non accatastò centinaia di migliaia di profughi, di ostaggi, di semplici civili arrestati in massa, in campi di concentramento estremamente duri e dove nemmeno mancarono i sadici? Un generale francese fece persino l’elogio pubblico della tortura. E la Gran Bretagna, coi suoi bombardamenti di città libere come Copenhagen? Le sue esecuzioni dei cipays legati alle bocche dei cannoni, il suo schiacciamento dei boeri, i suoi campi di concentramento del Transvaal con migliaia di donne e bambini morti in una miseria indicibile? E Churchill, scatenante i suoi abominevoli bombardamenti terroristici sulla popolazione civile del Reich, la calcinazione a mezzo del fosforo nei rifugi, con l’annientamento in una sola notte di circa duecento mila donne e bambini nel gigantesco crematorio di Dresda? “Circa”, perché non si è potuto fare una stima approssimata altro che calcolando il peso delle ceneri. E gli USA? Non hanno costruito la loro potenza grazie alla schiavizzazione di milioni di negri marcati al fuoco ardente come bestie e grazie allo sterminio quasi totale dei pellirosse proprietari delle terre bramate? Non sono stai loro nel 1945 a lanciare la bomba atomica? Ancor ieri, non hanno annoverato, fra le loro truppe del Vietnam, indiscutibili aguzzini? E non insistiamo sulle decine di migliaia di vittime della tirannia dell’URSS e dei Gulag attuali, dei quali temo che non si dirà niente e che Voi mai visiterete come avete fatto col campo di Auschwitz, vuoto di ogni occupante da decine di anni. Ad Auschwitz, nessuno lo negherà, la vita è stata dura, a volte molto crudele. Ma nei campi dei vincitori del 1945, i sadici e gli aguzzini prosperarono rapidamente e con pari abbondanza, ma con molte meno scuse, se si ammette che una guerra mondiale possa albergare qualche scusa… Santo Padre, io non vorrei offuscare la gioia che Voi provate incontrandovi col vostro Paese. Ma attenzione! La Vostra patria valorosa, della quale Voi avete esaltato l’elevatezza morale col glorificare il suo ammirevole patrono San Stanislao, non ha conosciuto anch’essa le sue ore di crimini e di avvilimento? Nel momento in cui Voi andate a calcare il suolo polacco di Auschwitz che ricorda specialmente l’ultima tragedia ebraica, sarebbe poco decoroso – ad esser giusti – non ricordare altri ebrei innumerevoli morti anteriormente in tutto il Vostro territorio, in certi pogroms orribili: torturati, assassinati, perseguitati per secoli da Vostri stessi compatrioti. Questi non son stati sempre degli angeli, nonostante fossero così cattolici! Io odo ancora il Nunzio Apostolico di Bruxelles, quegli che fu poi il cardinale Picara, anteriormente Nunzio a Varsavia, mentre mi raccontava, alla sua eccellente tavola, come i contadini polacchi crocifiggevano gli ebrei alle porte delle loro fattorie. – “questi porci giudei!” esclamava, assai poco evangelicamente, l’untuoso prelato. Queste parole furono pronunciate tali e quali, credetemi. La Chiesa stessa, Beatissimo Padre, è stata sempre così benigna?

Perfino in pieno secolo XVIII, essa bruciava ancora gli ebrei con gran pompa. In piena città di Madrid, in particolare. Ma essa li bruciava VIVI!

L’Inquisizione non è stata un pacifico ovile. I massacri degli albigesi si perpetrarono sotto l’egida di San Tommaso d’Aquino.

Gli assassinati della notte di San Bartolomeo causarono l’allegria del Papa, Vostro predecessore, che si alzò in piena notte per festeggiare, con un Te Deum entusiasta, tanto lieto avvenimento e ordinò persino di commemorarlo con una medaglia!

E le trentamila cosiddette streghe, piamente bruciate nel corso della Cristianità?

Ancora nel secolo scorso, il papato ristabiliva anche a Roma il ghetto. In fondo, Beatissimo Padre, non valiamo molto, che siamo Papi o Ayatollah, parigini o prussiani, sovietici o nuovayorkesi. Non c’è da esser eccessivamente orgogliosi! Tutti noi siamo stati, nei nostri cattivi momenti, tanto selvaggi gli uni con gli altri. Questa equivalenza non giustifica niente ne nessuno. Essa incita, tuttavia, a non distribuire con troppa impetuosità o benevolenza le scomuniche o le assoluzioni. Solo si respingerà la bestialità umana rispondendo all’odio con la fraternità. L’odio si disarma, come tutto si disarma, ma non offrendolo continuamente con salse ogni volta più piccanti. Ne incrementandolo ed esasperandolo, come nel caso di Auschwitz, a forza di folli esagerazioni, di menzogne e di false confessioni piene di flagranti contraddizioni, strappate con la tortura ed il terrore nelle prigioni sovietiche o americane, poiché tanto valevano le une quanto le altre nei tempi odiosi di Norimberga. Alcuni avrebbero potuto pensare che i filibustieri dell’esibizionismo concentrazionario ed i falsari che fecero dell’affare dei “sei milioni” di ebrei la truffa finanziaria più redditizia del secolo, andassero a porre alla fine un termine a questo sfruttamento. Grazie a tutto l’apparato della grandiosa cerimonia religiosa che, alla Vostra presenza, verrà presentata tra i falsi decorati del campo di Auschwitz, in mezzo a un gigantesco baillame di televisione e stampa, si tenterà di tutto per trasformarVi in avallatore indiscusso di questi cheques dell’odio. Il Vostro nome vale il suo peso in oro, per tutti questi gangsters. Uscirà nel mondo intero, come se il primo Olocausto non fosse stato sufficiente, un Olocausto numero 2 che non sarà costato un milione di dollari come l’altro, giacché Vostra Santità avrà offerto incondizionatamente e gratuitamente, a degli indecenti scenografi, la più fastosa delle figurazioni. L’Olocausto numero 1, qualunque sia stata la sua diffusione ed il suo impatto sugli sciocchi, non è stato altro che un gigantesco polpettone hollywoodiano, di una rara volgarità, e destinato prima di tutto a vuotare centinaia di milioni di portafogli di spettatori non avvertiti. Ma i danni non potrebbero essere altro che passeggeri; si dovrebbe ben presto notare che le stravaganze erano buffonesche, non avrebbero resistito all’esame coscienzioso di uno storico. Al contrario, il Vostro Olocausto, Beatissimo Padre, filmato in gran pompa ad Auschwitz, con un Papa in carne ed ossa, rivestito di tutta la maestà pontificale ed unto di veracità, in faccia ad un altare inviolabile, soprattutto nell’ora del Sacrificio, questo Olocausto numero 2 rischia di apparire agli occhi di una cristianità ingannata da manipolatori sacrileghi, come una conferma quasi divina di tutte le elucubrazioni montate da certi usurai pieni di odio. Già la Vostra rievocazione davanti alle tombe polacche di Montecassino, di una guerra della quale – se si crede a quel che ha detto la stampa internazionale – la Santità Vostra non ha ritenuto che certi aspetti frammentari e partigiani, ha turbato molti fedeli. La vostra ostentata comparsa ad Auschwitz non può che turbarli ancor di più, Beatissimo Padre, poiché non v’è dubbio che Vi si va “strumentalizzare”. È tanto evidente che salta agli occhi. Certi filibustieri della stampa e dello schermo hanno deciso di farVi cadere, con la mitria in fronte, con la Vostra sottana bianca tutta nuova, in questa trappola di Auschwitz. Nonostante che questa cerimonia religiosa non possa rappresentare ai Vostri occhi, certamente, nell’ora della concelebrazione, altra cosa che un richiamo alla riconciliazione, ed in nessun modo un invito all’odio tra gli uomini. Homo homini lupus, dicono i settari. Homo homini frate, dice ogni cristiano che non sia ipocrita. Siamo tutti fratelli, il deportato che soffre dietro il reticolato, il soldato coraggioso contratto sopra la sua mitragliatrice. Tutti quanti siamo sopravvissuti al 1945, Voi, il perseguitato divenuto Papa, io, il combattente divenuto perseguitato, e milioni di esseri umani che abbiamo vissuto in una maniera o nell’altra l’immensa tragedia della II guerra mondiale col nostro ideale, le nostre speranze, le nostre debolezze ed i nostri errori, dobbiamo perdonare, dobbiamo amare. La vita non ha altro senso. Dio non ha altro senso. Allora, davvero, che importa il resto? Il giorno in cui Voi celebriate la Messa in Auschwitz, malgrado le imprudenze spirituali che possano comportare talune prese di posizione di un Papa in certe controversie storiche non concluse, e a dispetto dei fanatici dell’odio che, senza indugio, cercano di sfruttare la spettacolarità del Vostro gesto, io unirò dal fondo del mio remoto esilio la mia preghiera alla Vostra.

Sono, Beatissimo Padre, filialmente il Vostro

LEON DEGRELLE