Il TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE è tra i territori amministrati dall’ONU! Trieste ha il dovere di agire!!

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Nella lettera del 21 Ottobre 2015 indirizzata al Presidente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, da parte del Segretario Generale Ban Ki-Moon, tra i territori amministrati dalle Nazioni Unite, a pagina 10, figura pure il FREE TERRITORY OF TRIESTE (1947) ossia il TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE (1947).

Nel documento, tra le basi legali vengono considerate solo:

  • Il trattato di pace del 10 Febbraio 1947 (art. 4, 21 e 22, allegati dal VI al VIII)

  • La risoluzione ONU XVI del 10 Gennaio 1947

A pagina 11/32, troviamo

Regole delle Nazioni Unite

7 Le Nazioni Unite hanno i seguenti compiti:

1 – Consiglio di Sicurezza: la responsabilità ultima per assicurare l’integrità e l’indipendenza del territorio, garantendo il rispetto dello Statuto Permanente e il mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza nel Territorio (Trattato di Pace, art. 21; Statuto Permanente art. 2

2 – Governatore

  • Sorvegliare l’osservanza dello Statuto Permanente (Statuto Permanente art. 17);
  • Proporre una legislazione e farla esaminare (Statuto Permanente art. 19);
  • Condurre relazioni estere (Statuto Permanente art. 24);
  • In casi eccezionali, ordinare e richiedere l’esecuzione direttamente di misure appropriate (Statuto Permanente art. 22)

 

Riferimenti

1 – Progetto di trattato di pace tra l’Italia e la Jugoslavia presentata dal Consiglio di Ministri degli Esteri, composto da Francia, Regno Unito, Stati Uniti e l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, al Consiglio di sicurezza, S / 224 / Rev.1, allegato.

2 – Trattato di Pace con l’Italia, 10 febbraio 1947, delle Nazioni Unite, Treaty Series, vol. 49, p. 126, contenente lo Statuto Permanente del Territorio Libero di Trieste (allegato VI), lo strumento per il regime provvisorio del Territorio Libero di Trieste (allegato VII) e lo strumento per il Porto Libero di Trieste (allegato VIII).

3 – Memorandum d’intesa tra i governi d’Italia, del Regno Unito della Gran Bretagna e dell’Irlanda del Nord, degli Stati Uniti d’America e della Jugoslavia per quanto riguarda il Territorio Libero di Trieste, il 5 ottobre 1954, delle Nazioni Unite, Treaty Series, vol. 235, No. 3297, p. 100.

4 – Risoluzione del Consiglio di Sicurezza XVI (1947) del 10 gennaio 1947

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Di seguito il link del documento ufficiale:

ONU S/2015/809: Administration of territory by the League of Nations and the United Nations

Domande banalissime:

Per quale motivo in questi 60 anni nessuno ha supervisionato l’operato dell’Italia sul Territorio Libero di Trieste? Perché, dopo questa conferma ufficiale da parte dell’ONU, le autorità italiane si ostinano a dichiarare apertamente che NON ESISTE alcun Territorio Libero di Trieste?

Nel libero di Mario Comuzzi “L’Italia e Trieste una storia senza fine di violazioni ai diritti umani  troviamo dei passaggi importanti sulla storia del Territorio Libero di Trieste. 

Da leggere anche l’articolo di Triest NGO

Trieste NGO: CLAMOROSO – 23 Ottobre 2015 – Il Consiglio di Sicurezza ONU conferma ufficialmente l’esistenza del Territorio Libero di Trieste, firmato Ban Ki Moon

E ancora in una discussione aperta Peter Regent  ci ricorda che: 

Il Porto Libero e la Zona Franca a regime speciale la quale normativa, cosi come da art. 234 del Trattato di Roma, prevale sulla normativa comunitaria in materia di zone franche, è legge vigente per tutti i paesi contraenti del Trattato di pace tra l’Italia e le potenze alleate ed associate firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 e per l’Italia che si è impegnata a rispettarla con decreto legislativo del C.P.S. 28 Novembre 1947 n. 1430. Vedi a tal proposito la Sent. nn. 688/4/99 e 689/4/99 CTR TS e il II. – prot.4382/97 del Dipartimento delle Dogane addirittura dello Stato Italiano.

Perché la zona Franca di Trieste è a regime speciale e non ordinario ce lo spiega addirittura il TRIBUNALE DI TRIESTE:

Sent. nn. 688/4/99 e 689/4/99 CTR TS “l’art. 234 del Trattato di Roma deve essere dunque interpretato nel senso che tutti i paesi contraenti del Trattato di pace tra l’Italia e le potenze alleate ed associate firmato a Parigi il 10 febbraio 1947 e reso esecutivo con decreto legislativo del C.P.S. 28 Novembre 1947 n. 1430, sono obbligati a riconoscere il regime speciale dei punti franchi triestini” di conseguenza prevalgono sulla normativa comunitaria in materia di zone franche

Questo è il motivo perché TRIESTE VIENE INSERITA addirittura dalla legge italiana classifica Trieste tra i paradisi fiscali leciti!

e ancora

Chi è ancora contro la ZONA FRANCA DI TRIESTE, dovrebbe leggere gli scritti del professor Avinash Persaud, emerito del Gresham College di Londra e membro della Task Force dell’ONU sulla riforma finanziaria internazionale che il 5 marzo 2009 scriveva sul Financial Times: “l’attacco alle zone franche, ai centri e alle società offshore altro non rappresenta che una PIGRA E SEDUTTIVA DISTRAZIONE POLITICA rispetto all’OBIETTIVO di affrontare seriamente il problema della regolamentazione finanziaria dei Paesi industrializzati. Finché questa resta disomogenea e ogni Paese tenta di arbitrare con più alto fisco a proprio vantaggio, la regola della libertà personale è tentare di deludere le pretese esose degli Stati spreconi e dilapidatori”.
N.B. A dirlo è uno dei più illustri membri della Task Force dell’ONU sulla riforma finanziaria internazionale

 

Anche in Sardegna menzionano l’art. 234 del Trattato di Roma per le Zone Franche

Zona Franca in Sardegna: Il Trattato di Roma (1957)

Molto interessante il Decreto legislativo del Capo provvisiorio dello Stato 28 novembre 1947, n. 1430  con il quale l’Italia ha reso esecutivo il Trattato di Pace di Parigi del 10 Febbraio 1947. Ecco alcuni passaggi

Articolo 34

Porto franco.

Verrà creato, nel Territorio Libero, un Porto franco, che sarà amministrato in conformità delle disposizioni contenute nello Strumento internazionale redatto dal Consiglio dei Ministri degli Esteri, approvato dal Consiglio di Sicurezza ed allegato al presente Trattato (Allegato VIII). Il Governo del Territorio Libero dovrà adottare i provvedimenti legislativi necessari e prendere tutte le necessarie misure per dare esecuzione alle disposizioni di detto Strumento.

Articolo 35

Libertà di transito.

Il Territorio Libero e gli Stati, i cui territori siano attraversati da merci trasportate per ferrovie tra il Porto franco e gli Stati che esso serve, assicureranno alle merci stesse libertà di transito, in conformità delle consuete convenzioni internazionali, senza alcuna discriminazione e senza percezione di dazi doganali o gravami, che non siano quelli applicati in relazione a servizi prestati.

 

ALLEGATO VI STATUTO PERMANENTE DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE (VEDI ARTICOLO 21)  Articolo 2 Integrità e indipendenza.

L’integrità e l’indipendenza del Territorio Libero di Trieste sarà garantita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tale responsabilità comporta l’obbligo da parte del Consiglio:

a) di assicurare l’osservanza del presente Statuto e in particolare la protezione dei fondamentali diritti umani della popolazione;

b) di assicurare il mantenimento dell’ordine pubblico e la sicurezza nel Territorio Libero..

Articolo 3 Smilitarizzazione e neutralità.

1. Il Territorio Libero sarà smilitarizzato e dichiarato neutro.

2. Nessuna forza armata sarà permessa nel Territorio Libero, salvo che per ordine del Consiglio di Sicurezza.

3. Non saranno permesse, entro i confini del Territorio Libero, formazioni, esercitazioni e attività paramilitari.

4. Il Governo del Territorio Libero non concluderà, né tratterà accordi o convenzioni militari con alcuno Stato.

ALLEGATO XIV

DISPOSIZIONI ECONOMICHE E FINANZIARIE RELATIVE AI TERRITORI CEDUTI

1. Lo Stato successore riceverà, senza pagamento, i beni statali e parastatali situati nel territorio ceduto, in forza del presente Trattato, e tutti gli archivi e documenti di carattere amministrativo o di valore storico, relativi al territorio di cui trattasi o ai beni trasferiti ai sensi del presente paragrafo. Ai fini del presente allegato saranno considerati come beni statali o parastatali: i beni mobili ed immobili dello Stato italiano, degli Enti pubblici e degli Enti locali e delle società o associazioni di proprietà pubblica, così come i beni mobili e immobili già appartenenti al partito fascista o alle sue organizzazioni ausiliarie.

2. Tutti i trasferimenti di beni italiani, statali e parastatali, secondo la definizione datane al paragrafo 1 di cui sopra, effettuati dopo il 3 settembre 1943, saranno considerati nulli e non avvenuti. Tuttavia tale disposizione non si applicherà agli atti legittimi relativi ad operazioni correnti di Enti statali e parastatali, in quanto detti atti concernano la vendita, in condizioni normali, di merci da essi regolarmente prodotte o vendute in esecuzione di normali accordi commerciali o nel corso normale di attività amministrative di carattere pubblico.

3. I cavi sottomarini italiani, colleganti punti del territorio ceduto o un punto del territorio ceduto con un punto in un altro territorio dello Stato successore, dovranno essere considerati beni italiani in territorio ceduto, nonostante che parti di detti cavi possano trovarsi a giacere fuori delle acque territoriali. I cavi sottomarini italiani colleganti un punto del territorio ceduto con un punto al di fuori della giurisdizione dello Stato successore, dovranno essere considerati beni italiani nel territorio ceduto, per quanto si riferisce agli impianti terminali e alla parte dei cavi giacente nelle acque territoriali del territorio ceduto.

4. Il Governo italiano trasferirà allo Stato successore tutti gli oggetti di valore artistico, storico o archeologico, appartenenti al patrimonio culturale del territorio ceduto, che siano stati rimossi, senza pagamento, mentre detto territorio si trovava sotto controllo italiano, e che siano trattenuti dal Governo italiano o da istituzioni pubbliche italiane.

5. Lo Stato successore procederà alla conversione nella propria valuta della valuta italiana detenuta entro il territorio ceduto, da persone fisiche che continuino a risiedere in detto territorio o da persone giuridiche che continuino a esercitare in esso la loro attività. Si potrà esigere che i detentori forniscano piena prova dell’origine dei fondi presentati alla conversione.

6. Il Governo dello Stato successore sarà esente dal pagamento del Debito Pubblico italiano, ma dovrà assumere le obbligazioni dello Stato italiano, nei confronti dei detentori di titoli del Debito Pubblico che siano, o persone fisiche che continuino a risiedere nel territorio ceduto, o persone giuridiche che vi conservino la loro sede sociale o il centro principale dei loro affari, nella misura in cui dette obbligazioni corrispondano alla parte del Debito, i cui titoli siano stati emessi prima del 10 giugno 1940, e che sia attribuibile ad opere pubbliche ed a servizi amministrativi civili, di cui il territorio ceduto abbia beneficiato, ma non direttamente od indirettamente a scopi militari. Si potrà esigere che i detentori dei titoli forniscano piena prova sull’origine dei titoli stessi. Lo Stato successore e l’Italia concluderanno un accordo per determinare la parte del Debito Pubblico italiano a cui si dovrà riferire il presente paragrafo e i metodi per dare esecuzione alle disposizioni relative.

7. Lo Stato successore e l’Italia regoleranno con speciali accordi le condizioni in base alle quali saranno trasferite ad organizzazioni analoghe esistenti nel territorio ceduto le obbligazioni verso gli abitanti del territorio ceduto di organizzazioni italiane per le assicurazioni sociali, sia pubbliche che private, come pure una parte proporzionale delle riserve accumulate da dette organizzazioni. Accordi analoghi saranno anche conclusi tra lo Stato successore e l’Italia per regolare le obbligazioni di organizzazioni per le assicurazioni sociali, pubbliche e private, la cui sede sociale sia nel territorio ceduto, verso detentori di polizze o sottoscrittori, residenti in Italia.

8. L’Italia continuerà a rispondere del pagamento delle pensioni civili o militari, acquisite, alla data dell’entrata in vigore del presente Trattato, al servizio dello Stato italiano o di Enti pubblici locali da persone che, in virtù del presente Trattato, acquistino la cittadinanza dello Stato successore. Tale obbligazione riguarda anche il diritto a pensioni non ancora maturate. Accordi saranno conclusi tra lo Stato successore e l’Italia per determinare il modo con cui la suddetta obbligazione sarà soddisfatta.

9. I beni, diritti e interessi dei cittadini italiani, che siano residenti permanenti nei territori ceduti alla data dell’entrata in vigore del presente Trattato, saranno rispettati, su una base di parità rispetto ai diritti dei cittadini dello Stato successore, purché siano stati legittimamente acquisiti. I beni, diritti e interessi entro i territori ceduti degli altri cittadini italiani e quelli delle persone giuridiche di nazionalità italiana, purché legittimamente acquisiti, saranno sottoposti soltanto a quei provvedimenti che potranno essere via via adottati in linea generale rispetto ai beni di cittadini stranieri e di persone giuridiche di nazionalità straniera.  Detti beni, diritti e interessi non potranno essere trattenuti o liquidati ai sensi dell’articolo 79 del presente Trattato, ma dovranno essere restituiti ai rispettivi proprietari, liberi da vincoli di qualsiasi natura o da ogni altra misura di alienazione, di amministrazione forzosa o di sequestro presa nel periodo compreso tra il 3 settembre 1943 e l’entrata in vigore del presente Trattato.

10. Le persone che opteranno per la cittadinanza italiana e si trasferiranno in Italia, saranno autorizzate, dopo ch’esse abbiano pagato ogni debito o imposta dovuta nel territorio ceduto, a portare con sé i loro beni mobili e a trasferire i loro fondi, purché detti beni e fondi siano stati legittimamente acquisiti. Nessun diritto d’importazione o d’esportazione sarà imposto in relazione al trasferimento dei beni stessi. Dette persone saranno inoltre autorizzate a vendere i loro beni mobili e immobili alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato successore. Il trasferimento dei beni in Italia sarà effettuato a condizioni ed entro i limiti, che verranno concordati tra lo Stato successore e l’Italia. Le condizioni ed i termini di tempo per il trasferimento dei fondi suddetti, compresi i proventi delle vendite, saranno egualmente fissati d’accordo.

11. I beni, diritti e interessi esistenti in Italia alla data dell’entrata in vigore del presente Trattato e che appartengano a cittadini italiani, residenti nei territori ceduti, che siano divenuti cittadini di un altro Stato ai sensi del presente Trattato, saranno rispettati dall’Italia nella stessa misura dei beni, diritti e interessi dei cittadini delle Nazioni Unite in genere. Dette persone sono autorizzate ad effettuare il trasferimento e la liquidazione dei loro beni, diritti e interessi alle stesse condizioni di quelle previste dal paragrafo 10 di cui sopra.

12. Le società costituite ai sensi della legislazione italiana e aventi la loro sede sociale nel territorio ceduto, che desiderino spostare detta sede sociale in Italia, dovranno egualmente essere trattate in conformità del paragrafo 10 di cui sopra, a condizione che più del cinquanta per cento del capitale della società appartenga a persone residenti normalmente fuori del territorio ceduto o a persone che optino per la cittadinanza italiana, ai sensi del presente Trattato e trasferiscano il loro domicilio in Italia e a condizione altresì che la massima parte dell’attività della società si svolga fuori del territorio ceduto.

13. I debiti dovuti da persone residenti in Italia verso persone residenti nel territorio ceduto e i debiti dovuti da persone residenti in territorio ceduto verso persone residenti in Italia non saranno rimessi o lesi per effetto della cessione. L’Italia e lo Stato successore s’impegnano a facilitare il regolamento di dette obbligazioni. Ai sensi del presente paragrafo, il termine «persone» si riferisce anche alle persone giuridiche.

14. I beni situati nel territorio ceduto, appartenenti a una qualunque delle Nazioni Unite e ai suoi cittadini, riguardo a cui non fossero state ancora revocate le misure di sequestro o di controllo adottate dall’Italia, o che non fossero stati restituiti ai rispettivi proprietari, saranno restituiti nello stato in cui attualmente si trovano.

15. Il Governo italiano riconosce che l’Accordo di Brioni del 10 agosto 1942 è nullo e non avvenuto e s’impegna a partecipare, insieme con gli altri firmatari dell’Accordo di Roma del 29 maggio 1923, a qualsiasi negoziato mirante ad apportare a detto accordo le modificazioni necessarie per assicurare un equo regolamento delle annualità in esso previste.

16. L’Italia restituirà i beni illegalmente asportati, dopo il 3 settembre 1943, dai territori ceduti e trasferiti in Italia. I paragrafi 2, 3, 4, 5 e 6 dell’articolo 75 regoleranno l’adempimento di detta obbligazione, salvo che per quanto si riferisce a beni, che formino oggetto di altre disposizioni del presente Allegato.

17. L’Italia restituirà allo Stato successore, nel più breve tempo possibile, tutte le navi, detenute dallo Stato italiano o da cittadini italiani, che, alla data del 3 settembre 1943, appartenevano sia a persone fisiche residenti nel territorio ceduto e che acquistino la cittadinanza dello Stato successore ai sensi del presente Trattato, sia a persone giuridiche di nazionalità italiana, che abbiano e conservino la loro sede sociale in territorio ceduto, fatta eccezione delle navi che siano state oggetto di vendita effettuata in buona fede.

18. L’Italia e lo Stato successore concluderanno degli accordi per procedere alla ripartizione, su basi di giustizia e di equità dei beni appartenenti agli enti locali esistenti, il territorio della cui giurisdizione venga a trovarsi diviso dai nuovi confini previsti dal presente Trattato, e per assicurare la continuazione, a favore degli abitanti, di quei necessari servizi comunali, a cui non si riferiscano espressamente altre disposizioni del presente Trattato. Accordi analoghi saranno conclusi per una ripartizione giusta ed equa del materiale rotabile e dell’altro materiale ferroviario, e dei galleggianti e dell’attrezzatura dei bacini e dei porti, ed altresì per regolare qualsiasi altra importante questione economica, che non sia presa in considerazione dal presente Allegato.

19. Le disposizioni del presente Allegato non si applicheranno alle ex-colonie italiane. Le disposizioni economiche e finanziarie ad esse applicabili dovranno formare oggetto degli accordi per la sorte definitiva di detti territori, ai sensi dell’articolo 23 del presente Trattato.

Non resta che agire. Appuntamento per il 15 Ottobre 2016.

15.10.2016: Arbitrato Internazionale per far rispettare i trattati e i diritti umani a TRIESTE.