Estero

TAP (Trans Adriatic Pipeline): Uccisa DAPHNE CARUANA GALIZIA giornalista maltese d’inchiesta!

daphne-caruana-galizia_1030600650

Il 16 ottobre 2017, intorno alle 15.00, a Bidnija, un borgo di Mosta, a nord-est di La Valletta, è rimasta uccisa nell’esplosione della Peugeot 108 noleggiata, la 53enne giornalista d’inchiesta, Daphne Caruana Galizia, che stava indagando sui Malta-files legati agli interessi del TAP (Trans Adriatic Pipeline), il gasdotto che porterà gas dall’Azerbaijan in Europa, attraversando tutta la fascia adriatica dell’Italia. 

La giornalista, due settimane prima, aveva presentato una denuncia alla polizia per minacce di morte.

L’indagine inizialmente era stata affidata al magistrato Consuelo Scerri Herrera, che aveva combattuto una battaglia legale CONTRO Caruana Galizia nel 2010-2011. A seguito dell’opposizione della famiglia a tale nomina, l’indagine è stata affidata al magistrato Anthony Vella.

Il primo ministro Muscat, in precedenza duramente attaccato, dalla giornalista, ha chiesto per le indagini, l’aiuto della sezione europea dell’FBI.

Il fondatore di WikiLeaksJulian Assange, ha annunciato una ricompensa di €20,000 a chi fornisca informazioni utili alla condanna degli assassini di Caruana Galizia”, mentre una campagna di crowdfunding è stata lanciata per una taglia da 1 milione di euro allo stesso scopo.

Daphne Caruana Galizia, la giornalista investigativa maltese uccisa lunedì da un’autobomba, aveva indagato sui rapporti finanziari tra la famiglia del premier Joseph Muscat e l’entourage del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev. E, secondo quanto riportano diversi quotidiani, esaminando i Panama leaks aveva scoperto che sul conto corrente panamense della Egrant, società riconducibile a sua moglie, era arrivato un milione di dollari dalla figlia di Aliyev. Non solo: aveva ricostruito che anche il 60% del capitale della Pilatus bank, su cui erano transitati i soldi, era dei figli del dittatore azero e del suo ministro Kamaladin Heydarov. Tutto questo senza che l’antiriciclaggio maltese alzasse un dito per segnalare operazioni sospette.

La Caruana Galizia, racconta su Repubblica Giuliano Foschini, sospettava che i passaggi di denaro fossero legati ai negoziati sul Tap, il gasdotto destinato a portare il gas azero in Europa. E i maxi bonifici partiti dalla Repubblica del Caucaso, come ricostruito sul mensile Fq MillenniuM ora in edicola, sono finiti anche al centro di un’inchiesta della Procura di Milano su un presunto giro di tangenti che vede indagato anche l’ex parlamentare Udc Luca Volontè, membro dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, accusato di aver ricevuto una mazzetta da 2,3 milioni di euro per “orientare le votazioni” del suo gruppo contro un rapporto sul trattamento dei prigionieri politici in Azerbaijan. Muscat, ricorda poi il quotidiano romano, da europarlamentare faceva parte del comitato parlamentare Ue-Azerbaigian e aveva conosciuto le personalità che avrebbero poi depositato il denaro sui conti della Pilatus.

Ci sono corrotti ovunque. La situazione è disperata”, aveva scritto la giornalista nel suo ultimo post, pubblicato ieri mattina. Martedì il figlio Matthew ha pubblicato su facebook un lungo intervento in cui denuncia la “cultura dell’impunità a cui il governo di Malta ha consentito di prosperare” e accusa il primo ministro di aver “riempito il suo ufficio di truffatori e imbecilli e le corti di truffatori e incompetenti. Se le istituzioni stessero già lavorando, non ci sarebbero omicidi su cui investigare – e i miei fratelli ed io avremmo ancora una madre”. Poi l’affondo: “Joseph Muscat, Keith Schembri, Chris Cardona, Konrad Mizzi, procuratore generale e la lunga lista di commissari di polizia che non hanno agito: siete complici. Siete responsabili di questo”.

Il figlio della giornalista ha poi denunciato che “mentre quel pagliaccio di Muscat parlava in Parlamento“, il sergente della polizia maltese, Ramon Mifsud, uno degli uomini che dovrebbero indagare sull’attentato contro la cronista, ha scritto un post su Facebook, nel quale afferma “alla fine tutti hanno quello che si meritano, sono contento :)”. Da qui l’ira di Matthew: “Sì, questo è il posto dove siamo: in uno stato mafioso“.

Malta, “la giornalista uccisa aveva scoperto passaggi di soldi da Azerbaigian a moglie del premier Muscat”

Rilanciamo l’indignazione del giornalista salentino Luigi Russo 

Luigi Russo

22540198_10210197874684305_1689444093616529244_n

Dopo l’omicidio di Daphne Caruana Galizia non si deve smettere di cercare la verità

22539729_10210197851003713_8496070343966835420_n

SESTO GIORNO DI “VERGOGNOSA CENSURA” DELLA STAMPA QUOTIDIANA SALENTINA SULL’OMICIDIO DELLA COLLEGA MALTESE DAPHNE CARUANA GALIZIA. C’È UNA CAPPA IMPOSTA, MA DA CHI È PERCHÉ? I GIORNALISTI DI TUTTO IL MONDO SONO INVECE IN LUTTO ❤️❤️❤️ #daphnenontilasceremosola

La redazione de “L’ESPRESSO” domani uscirà con un editoriale a firma collettiva:

Il giornalismo è in lutto. La morte di Daphne Caruana Galizia è un atto barbaro che manda un messaggio a tutti noi. Rispondiamo andando avanti, nel suo nome, a fare il nostro lavoro. Con nuove inchieste. Senza paura. Daphne è stata uccisa il 16 ottobre nell’esplosione della sua auto, dopo che aveva denunciato alla polizia minacce di morte che provenivano da quel “mondo di mezzo” che lega il potere economico e i suoi anfratti più lugubri, attraverso la corruzione, a mafia e criminalità. Un potere sordido che si è scagliato contro chi ha come unica colpa l’avere raccontato la verità. Mamma di tre figli, 53 anni, viveva a Bidnija, un borgo di Mosta, a nord-est di La Valletta. Era la più famosa giornalista d’inchiesta maltese. L’Espresso aveva fatto emergere la sua professionalità fuori dall’isola, quando Daphne aveva raccontato casi di corruzione che hanno incrociato il lavoro dei nostri giornalisti su Malta Files, l’inchiesta che sei mesi fa aveva scoperchiato il paradiso fiscale di potenti, industriali e faccendieri. Dopo avere documentato e rivelato al mondo uno scandalo di petrolio e tangenti pagate dal regime dell’Azerbaijan ai vertici del governo, coinvolgendo la moglie del premier Joseph Muscat. Grazie anche al suo giornalismo sappiamo oggi come l’isola dell’Unione europea, famosa solo per le polemiche sui migranti, si sia trasformata in qualcosa di tetro. Luogo dove impera il traffico di droga e ciò che porta con sé. Ora Daphne è morta. Ma non può essere morta invano. Per questo i giornalisti de L’Espresso firmano insieme questo appello. Un appello a chi ha a cuore la verità, conscio o meno di quanto costi indagare, cercando di fare luce dove il potere vorrebbe ombra. Di quanto costi il giornalismo autentico a chi vuole raccontare i fatti. Ciao Daphne. Continueremo a farlo. Non ti lasceremo sola”.

Lirio Abbate
Federica Bianchi
Paolo Biondani
Riccardo Bocca
Catia Caronti
Tommaso Cerno
Giorgia Coccia
Angiola Codacci- Pisanelli
Emanuele Coen
Martina Cozzi
Lara Crinò
Caterina Cuzzola
Marco Damilano
Elena de Stabile
Beatrice Dondi
Rosangela D’Onofrio
Valeria Esposito
Leopoldo Fabiani
Giuseppe Fadda
Tiziana Faraoni
Emiliano Fittipaldi
Fabrizio Gatti
Pietro Giardina
Alessandro Gilioli
Riccardo Lenzi
Stefano Livadiotti
Vittorio Malagutti
Sabina Minardi
Mauro Munafò
Theo Nelki
Stefano Occhibelli
Marco Pacini
Mauro Pelella
Luca Piana
Leo Sisti
Fabio Tibollo
Giovanni Tizian
Gianfrancesco Turano
Elena Turrini
Stefano Vergine
Raffaele Vispi
Daniele Zendroni

Chi era Daphne Caruana Galizia

Dal 2008 Caruana Galizia ha curato un blog, intitolato Running Commentary, che includeva segnalazioni investigative e commenti personali. Il suo blog era uno dei siti più popolari di Malta.

Il controverso blog di Caruana Galizia l’ha portata a diverse battaglie legali. Nel 2010, Caruana Galizia ha criticato sul suo blog il magistrato Consuelo Scerri Herrera, che ha poi aperto un’inchiesta per calunnia e diffamazione contro di lei. Il caso è stato archiviato nel novembre 2011.

L’8 marzo 2013 Caruana Galizia è stata arrestata per aver rotto il silenzio politico il giorno prima delle elezioni generali del 2013, dopo aver postato video che deridevano l’allora leader dell’opposizione Joseph Muscat. È stata interrogata dalla polizia prima di essere liberata dopo poche ore.

Nel 2016, Caruana Galizia è stata la prima a lanciare la notizia del coinvolgimento dei politici governativi Konrad Mizzi e Keith Schembri nei Panama Papers, grazie al coinvolgimento di suo figlio Matthew nel consorzio di giornalismo investigativo ICIJ. Il 22 febbraio ha rivelato che Mizzi avesse connessioni con Panama e la Nuova Zelanda, spingendo il ministro a rivelare l’esistenza del Rotorua Trust due giorni dopo. Il 25 febbraio Caruana Galizia ha rivelato che anche Schembri possedeva un trust neozelandese, a sua volta proprietario di una società a Panama.

l leak dell’aprile 2016 ha confermato che Mizzi era proprietario della società panamense Hearnville Inc, e che Mizzi e Schembri vevano aperto anche un’altra società, la Tillgate Inc. Le società erano anche di proprietà di Orion Trust New Zealand Limited, che sono gli stessi fiduciari dei trust di Mizzi e New Schembri in Nuova Zelanda, rispettivamente Rotorua e Haast.

Come prima persona a rivelare il coinvolgimento di Mizzi e Schembri a Panama, Caruana Galizia fu nominata da Politico Europe come una delle “28 persone che avrebbero scosso l’Europa” nel 2017. La politica la descrisse come “one-woman WikiLeaks, in crociata contro la non trasparenza e la corruzione a Malta”.

Nel 2017 Caruana Galizia ha affermato che Egrant, un’altra società di Panama, fosse di proprietà di Michelle Muscat, moglie del primo ministro Joseph Muscat. Queste affermazioni hanno condotto a Muscat a indire le elezioni anticipate del giugno 2017, che hanno visto il suo partito laburista confermarsi al governo. Dopo le elezioni, Caruana Galizia è stata anche duramente critica con il nuovo leader dell’opposizione nazionalista, Adrian Delia.

Wikipedia