Italia

La SANTIFICAZIONE di SERGIO MARCHIONNE

Tutti pronti a salire sul carro della santificazione di Sergio Marchionne!!

Ricordiamo chi è stato Sergio Marchionne e le parole della sinistra! 

BoscoCeduo – La pagina di Pietro Ratto

L'immagine può contenere: 1 persona, testo

Ma il #Marchionne che state santificando è lo stesso che con una mano arraffava 4 milioni di euro all’anno e con l’altra obbligava quantità industriali di operai ad accettare e ratificare, anche in via referendaria, qualsiasi angheria con lo spauracchio di una delocalizzazione che, comunque, perseguì indisturbato? È lo stesso che è riuscito a metter gli uni contro gli altri i colletti bianchi e le tute blu?
Colui che sostenete abbia “salvato la 
#Fiat” è lo stesso che l’ha fatta diventare più americana della Ford? È proprio lui? Quello che è cresciuto nel colosso mondiale da 95mila dipendenti chiamato SGS (di cui è tutt’ora Chairman) di proprietà delle solite famiglie di banchieri (Goldstuck, Goldsmith,#Rothschild ecc) che lo hanno portato in palmo di mano fino ai vertici della FCA al solo fine di strappare all’Italia la sua principale azienda, con gran profitto di Agnelli, Elkann e tutti gli altri cuginetti dell’onnipresente dinastia #Rothschild?

Sinistra Moderna per l’Europa

ADDIO SERGIO, NON SARAI DIMENTICATO: LA SINISTRA CONTINUERA’ LA TUA OPERA.

Sergio Marchionne: un uomo che ha rappresentato, anzi incarnato, i bisogni e le speranze di tutti i liberali e progressisti. Più specificamente, Marchionne è colui che ha realizzato gli ideali della sinistra: modernità, competitività, apertura agli Stati Uniti d’America.
Un genio innovatore che non ha esitato ad andare contro gli interessi corporativi, consociativi, assistenziali e clientelari di sindacati obsoleti e protezionisti – quindi di destra – come la Fiom.
Il 2010, dovrà essere ricordato come un anno di vittoria della modernità – e quindi della sinistra – contro quelle istanze fasciste che rivendicano la persistenza di illiberali forme di protezione sociale. In quell’anno, infatti, dinanzi all’ostinato rifiuto della Fiom di firmare un eccezionale accordo sindacale che difendeva i posti di lavoro chiedendo, in cambio, soltanto di rinunciare ad assurde pratiche anti-moderne e incompatibili con la competizone globale quali lo sciopero, Marchionne si appellò all’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori escludendo la protezionista e assistenzialista Fiom dalla rappresentanza sindacale aziendale.
Sergio Marchionne: un uomo dalla statura intellettuale immensa, che aveva compreso in anticipo quali fossero i pericoli che si prospettavano all’orizzonte: oggi, infatti, quella feccia razzista e fascista che è la classe operaia italiana – iscritti alla Fiom compresi – vota in maggioranza per Lega e M5S. Dunque, sono i fascio-operai – e la loro istanza nazionalista e di destra di protezione sociale – a essere i principali responsabili dell’attuale avvento del populismo e del sovranismo.
A sinistra, pochi compresero l’insegnamento di Marchionne: a fianco d’un Renzi che, nel 2016, enunciava “in questo paese ha fatto più Marchionne che certi sindacalisti”, tanti altri esponenti della sinistra consociativa, invece, aggredivano l’ad Fiat con argomenti improntati all’invidia sociale.
Oggi, in queste ore di profondo lutto per tutti quei progressisti che guardano a una società libera, a una società orientata al bene non già di un inesistente “popolo” bensì al bene dei mercati e dell’individuo-consumatore, la lezione di Sergio Marchionne torna più che mai attuale.
Sta alla sinistra – alla vera sinistra che lotta per gli Stati Uniti d’Europa, per la competitività e per la modernità – mettere in pratica i suoi insegnamenti e inserire definitivamente Marchionne nel glorioso pantheon dei propri padri fondatori.

di Giulia Bettini

Sembra che fumasse circa 100 sigarette al giorno, che dormisse 3 ore per notte, e che trascorresse la sua vita più sugli aerei che in terraferma.
È diventato ricchissimo, potente, osannato dai grandi della terra, padrone del destino di migliaia di lavoratori.
Ma non del suo.
Non è ancora morto, ma già tutti ne parlano al passato. Già l’hanno sostituito alla velocità della luce.
Ed ora giace in un letto d’ospedale – sembra – in condizioni irreversibili.
Come un uomo qualunque.
Come un operaio qualunque.
Perché la morte non risparmia nessuno, mette tutti sullo stesso piano.
Ed improvvisamente e senza preavviso, si sarà accorto che tutto il denaro ed il potere del mondo non valgono niente davanti alla vita e alla salute. E all’amore.
Nel bene e nel male, è stato un grandissimo manager. Ora è ritornato alla dimensione di uomo.
Di un uomo che sta morendo.
E sui social molte, troppe persone, gioiscono per questo.
E molte altre, ipocritamente, esprimono un dolore che non provano.
Personalmente confesso che non mi stava di certo simpatico, ma il sentimento che ora provo è solo di pietà.
Pietà per uomo che, forse, non ha mai capito che in questo mondo siamo solo di passaggio.
E che la sua vita, sempre alla rincorsa del potere, in fondo non l’ha mai vissuta.
E che se andrà anche lui.
Senza portarsi via niente.

Che grand’uomo Marchionne.
Il beniamino della sinistra padronale.

Che grand’uomo Marchionne.
Con il suo stipendio ci campano 2000 operai.

Che grand’uomo Marchionne.
Turni massacranti, ritmi di lavoro infernali e niente pause, neppure per andare al bagno.

Che grand’uomo Marchionne.
Gli operai costretti a urinarsi addosso perché mandarli al bagno è un lusso che l’Azienda non si può permettere.

Che grand’uomo Marchionne.
Al suo arrivo ha trovato 127.000 operai Fiat e altrettanti nell’indotto, dopo pochi mesi ne erano rimasti 29.000.

Che grand’uomo Marchionne.
Se non avevi la tessera giusta in tasca, se protestavi, se non ti inginocchiavi abbastanza in fretta eri fuori, licenziato, in cassa integrazione.

Che grand’uomo Marchionne.
Con gli operai che se volevano conservare lavoro e stipendio dovevano trasformarsi in tragici burattini, ballando come scimmiette ammaestrate sulle note di “Happy” per la gioia feroce dei padroni.

Che grand’uomo Marchionne.
Da quando è arrivato lui c’è stato il record di suicidi tra gli operai Fiat.

Che grand’uomo Marchionne.
Che ha incrementato la produzione, attraverso al lavoro servile e schiavistico e alla destrutturazione completa della dignità umana.

Siamo spiacenti per voi, le lacrime ce le avete già fatte versare tutte.
I padroni se li piangano padroni e faccendieri, noi piangiamo i 400 morti sul lavoro dal 1° gennaio 2018.

(cit. roberto vallepiano)