Ordinaria quotidianità

Oggi la nostra vita è appesa ad un’APP! Domani al microchip!

Purtroppo ci stanno imprigionando sempre più con la tecnologia. Tutto gira intorno alle APP. Ci stanno fottendo la vita in nome di un servizio migliore che alla fin fine si rivela l’esatto contrario. Eppure il pecorume è soddisfatto senza rendersi conto di dove ci stiamo spingendo. Tutti con gli occhi incollati ai display.

Che tristezza! 

Hai un conto corrente online? Devi scaricarti l’APP per poterci operare. Questo è il caso di ING ad esempio. Altrimenti se vuoi operare senza l’APP devi pagare un canone mensile. Una banca online, nata per operare dal pc impone ai propri clienti l’utilizzo dello smartphone principalmente. E chi non lo ha? Si attacca e paga il canone! 

Qualche giorno fa ho scoperto che per avere la macchina di cortesia quando porti l’auto dal meccanico bisogna scaricare l’APP.  Se non inoltri la richiesta tramite APP non puoi avere l’auto sostitutiva. Questo è il caso della RENAULT ad esempio. Quindi devi registrari online, devi caricare la patente e poi ti chiedono pure di farti un selfie con il fronte della patente. Ma perché??? 

Vuoi ordinare una pizza da casa? Scaricati l’APP.

Vuoi acquistare qualunque cosa? Scaricati l’APP!

E ciliegina sulla torta è la legge antiabbandono. Dobbiamo collegare il seggiolino di nostro figlio con l’APP. Quindi bisogna comprare un dispositivo senza fili da collegare al seggiolino, irradiare il figlio e collegarlo all’APP del proprio smartphone.  

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La legge sull’obbligo dei sensori anti-abbandono minori non è una conquista, è un fallimento.?
La domanda era giusta, ovvero: “ci sono padri e madri che dimenticano il proprio figlio in auto, come possiamo aiutarli?”.. purtroppo la risposta è stata sbagliata.
È come rispondere con la coca-cola ad un paese assetato.
La giusta risposta sarebbe stata una politica che aiuti la famiglia, sarebbe stato chiedersi davvero il perché alcuni genitori arrivano a dimenticarsi i figli in auto, senza giudizio, senza malizia.
Forse 3/4 mesi di maternità non bastano ad una madre.
Forse 8 ore al giorno di lavoro sono un po’ tantine.
Forse la pressione di alcuni datori di lavoro nel rientrare alla propria mansione è troppa.
Forse la risposta poteva essere un’altra.
Invece è stato pensato un sensore bluetooth collegato al telefono.
Un altro maledetto sensore collegato ad una App.
Così che tutto questo possa permetterci di continuare a vivere la nostra vita frenetica volta alla produzione folle e interminabile.
Non è una conquista, è un fallimento. E questo fallimento parla chiaro: “devi produrre! Devi correre, devi lavorare a più non posso perché se no non campi!, Devi essere una trottola che non può avere tempo di riposo, il riposo non produce”.
E poi il telefono, ancora di più DELEGHIAMO la nostra vita ad uno smartphone. La nostra memoria cerebrale è delegata ad uno smartphone, i nostri ricordi sono delegati ad uno smartphone, i nostri calcoli, il nostro tempo e il nostro passatempo, il nostro sguardo, ed ora i nostri figli, così che un bambino lo puoi dimenticare, ma un telefono no, col cavolo che te lo scordi.

Cit. Andrea Greco.

Quindi qui la situazione si fa sempre più drammatica. Ma sembra che alla massa di beoni non interessi poi così tanto. Son tutti contenti con queste fottute APP. Pure i rivoluzionari del web sono intrappolati con i loro smartphones. Oggi le APP, domani il microchip! E c’è di sostiene che trattasi di teorie del complotto. Eppure si sta realizzando tutto quanto viene denunciato da decenni. Questa è la cosa agghiacciante.

Ci costringono ad acquistare lo smartphone. Ad esempio noi non ce l’abbiamo. Quindi che facciamo? 

Il futuro si fa sempre più nero. Domani se non avrai il chip impiantato non potrai fare alcunché.

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